lunedì 27 aprile 2015

Albedo – Metropolis (Recensione)

Siamo (quasi) sempre stati attirati dall'arroganza dei concept album. Di quelli che pontificano concetti e disegnano immaginari e vicende aperte davvero a ben poche interpretazioni o quesiti. Nei solchi di "Metropolis" questa supponenza da narrazione musicale cade in virtù di un obbiettivo più alto: porre al centro della storia la fragilità esistenziale dell'ascoltatore. In primo luogo, il quarto disco della band milanese è intriso di una delicata umiltà. Terribilmente terrena da reclamare un contatto umano in una città meccanica. Dal paradosso della metropoli solitaria nasce la comune storia di alienazione moderna. Isolati tra migliaia di persone alla ricerca di uno straccio di cuore di cui avvertire i battiti tra migliaia di sistole meccaniche, “Metropolis” ci sommerge di domande come un bambino di quattro anni nel pieno turbinio interrogativo dei “perché”. Ingabbiato in un futuro non molto lontano, è sul passo riflessivo degli interrogativi che il disco traccia il suo percorso tortuoso, ma limato da una capacità narrativa al massimo delle potenzialità, sospinta da una carica emotiva palpitante. Dalla vana speranza di un futuro migliore in città lontane (“Partenze”) all’escapismo proiettato verso mondi sconosciuti (“Astronauti”), fino alla disperata ricerca di calore umano e divino verso cui abbandonarsi (“Higgs”), da ricercare fra migliaia di visi anonimi inglobati da una logorante routine ("Replicante"). “Se l’universo è la risposta/qual è la domanda?”. Probabilmente una soluzione definitiva ai nostri quesiti esistenziali non la avremo mai, ma la maniera in cui “Metropolis” cerca continue conferme suona quanto mai umano e legittimo. Proiettato nel futuro, ma terribilmente attuale.

Scarica gratis l'album qui.

Voto: ◆◆◆◆
Label: Massive Arts/V4V

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